Salonicco. Maggio 1936. Una madre in mezzo
alla strada piange suo figlio ucciso.
Intorno a lei il frastuono e le grida dei
dimostranti, operai della manifattura di tabacco in sciopero.
La madre continua il suo lamento.
VII
DOV’E’ VOLATO IL MIO RAGAZZO
POU PETAXE T’AGORI MOU
Dov’è volato il mio ragazzo? Dov’è
andato? Dove mi lascia?
La gabbia è rimasta senza uccello, senz’acqua
la fontana.
Perché non sei rimasto nella tua casa bianca,
amore,
saresti stato il mio padrone, il mio passerotto,
ti avrei offerto sul palmo chicco a chicco la
mia vita,
sarei vissuta alla tua ombra, mio albero gagliardo.
Non ti sei fermato a prendere il tesoro di nessuna
ragazza;
sei sempre corso avanti, splendido cavaliere.
La tua felicità era donare, la tua gloria
Sollevare da terra oppressi e sofferenti.
Dolcezza mia, hai regalato al mondo tutta la tua
ricchezza
Tutto hai donato, lasciando me senza calore.
Figlio, non so se devo chinarmi, spezzarmi il
cuore
o rimanere eretta a dire la tua gloria.
A volte sgrano come un rosario le tue grazie,
altre volte lego insieme i singhiozzi in un lamento.
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