“POETICA”

MIKIS  THEODORAKIS / DIONISIS  KARATZAS



ALLA  LUCE  DEL SOLE  GRECO

da Ina & Asteris Koutoulas


Hanno chiesto a Mikis Theodorakis che cosa temesse maggiormente. L’oscurità.
L’oscurità questo drappo che ci avvolge, queste tenebre cieche che nascondono gli uomini e tolgono forma ad ogni cosa.
Che spengono tutti i colori. Niente si può distinguere. Non si vede mai chiaro.
I malati e gli interpreti dei sogni tremano sotto le coperte.
Quando finirà questo tunnel e dove?
In una canzone di questa raccolta si ascolta: …Ai giorni che arrivano io presto dei visi d’isole…Le notti che passano tracciano dei segni rossi.
“Delle piste brucianti conducono verso strade chiare, insanguinate, dove scende la morte scivolando.”
Questa oscurità che sorge improvvisamente nel mezzo del giorno, schiaccia l’uomo come una roccia.
Canna di bambou, frusta, elettrochoc, tortura di mezzogiorno, sferzante sul terrazzo. Il momento  in cui si giudica la luce impietosa.
Fin dalla notte dei tempi, la Grecia s’immerse in questa particolare luce, la riflette: lo stesso paesaggio la espande.
E l’uomo la porta ancora più lontano, molto lontano nella notte. Dei lumi a olio nel cimitero. Delle lampade sui tavoli d’albergo.
Camicie bianche degli uomini. Fari. Dei fiammiferi accesi. Melodie. Canzoni.
Nessuna chiesetta senza la sua fiamma, la fiamma della rinascita, simbolo della prima luce. La candela del giorno della nascita, accesa ad ogni anniversario.
Accesa e spenta per ricordare la fragilità della vita umana. Per ricordarti il caso, che getta la sua  sorte all’artista per non abbandonarlo più… Così, non deve stupire che a 70 anni Theodorakis componga un suo ciclo di musiche sulle poesie di “ Poetica”, questi inni severi, rivolti alla luce greca, alla luce di luglio e della luna, ai riflessi del mare, allo stordimento della morte.
E il poeta Dionisis Karatzas, originario della città di Patrasso nel Peloponneso, gli ha fornito la materia prima per mettere in musica il “ Crepuscolare”.
Si potrebbe pensare che nella “Luce vuota” del nostro secolo, Theodorakis ha avuto fortuna, è diventato una “Star”, una stella. Un essere umano che ha in se la forza di…”Illuminare” lui stesso. Essere lui stesso luce. Offrirsi lui stesso.
Quest’uomo con un buco nel cranio, gli occhi spesso chiusi, incollati di sangue e fatica. Spesso un momento di immobilità.
Sole dall’aura tenebrosa, che fugge al ciclo del ritorno, annunciando l’Eterno Presente. Poi il rumore di passi cadenzati, mille talloni che colpiscono il suolo, delle urla, delle immagini, degli sputi nella sabbia. Delle voci agitate, unite, perse, dei rumori per delle sinfonie. Armonie e poesia per non perdere la ragione. Versare olio nelle lampade perché sopravvivano all’oscurità. In questa oscurità, affermarsi, divorare se stesso in modo da ricrearsi. ESSERE LUCE.
 

 © Ina & Asteris Koutoulas



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